Lo stato d’emergenza del sistema sanitario inglese ci riguarda

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Si tratta di una crisi che non può essere ignorata dal momento che alcune delle sue cause sono comuni e condivise da noi occidentali nello scenario globale, e ci porta inevitabilmente a riflettere, al di là di ogni controversia politica.

Facciamo parte di un ingranaggio delicato e complesso da quando, all’inizio del nuovo millennio, un fenomeno dirompente – la globalizzazione – cominciò a rivoluzionare il nostro modo di concettualizzare il mondo e di compiervi azioni. Questa riconfigurazione ha influenzato fortemente le società e le loro economie, esattamente come sta accadendo oggi in un contesto proporzionalmente inverso: vi è infatti un’ inflessione negativa nei confronti dell’ “apertura”, della permeabilità dei confini nazionali, e la brexit è stato uno degli eventi di inizio anno che ben esemplifica gli effetti di questa nuova tendenza diffusasi in tutto il mondo.

Gli effetti collaterali sono dietro l’angolo e, tra tutti, possono coinvolgere anche la qualità del sistema sanitario nazionale e la disponibilità di assistenza medica: quali saranno le ripercussioni previste nel Regno Unito e che lezione possiamo trarne?

La mancanza di personale specializzato

Secondo un articolo riportato in House of Common Librariesl’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha annunciato un vuoto occupazionale riguardante le professioni sanitarie, che secondo le previsioni raggiungerebbe i 14,5 milioni entro il 2030: si tratta di un’emergenza globale che non deve essere in alcun modo sottovalutata.

Nel Regno Unito, uno dei problemi più urgenti è rappresentato dalla mancanza di infermieri – un posto vacante su otto – raggiungendo il picco massimo nell’area londinese. E a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’abbassamento del tasso di mortalità, la richiesta di assistenza è destinata a crescere, nonostante l’offerta sia bassa.

Nel 2018, la forza lavoro sanitaria era composta dal 12% da cittadini non britannici; nel 2019, 65000 cittadini europei erano impiegati in ospedali NHS e nella comunità di servizi sanitari: medici e infermieri sembrano essere le categorie con più cittadini europei. Quindi è evidente che la situazione andrà a peggiorare mano a mano che la brexit moltiplicherà i suoi effetti in termini di permessi lavorativi, senza menzionare un’altra situazione particolare: la difficoltà a mantenere lavoratori nell’ambito dell’assistenza sociale.

Ci sono troppo pochi lavoratori specializzati nel campo, appesantiti da un carico lavorativo ormai insostenibile. Per questo motivo, un aiuto per tamponare la perdita e per ottimizzare le risorse disponibili potrebbe essere parte della soluzione: strumenti artificiali intelligenti come Kibi potrebbero aiutare a riempire i vuoti lasciati e a potenziare l’efficienza dei lavoratori del settore, alleggerendoli ed economizzando i loro diretti interventi.

Le case di cura sono nel mirino

Durante i recenti anni passati, molte case di cura sono collassate mentre la qualità delle rimanenti ha subito un drastico calo. La Società Geriatrica Britannica è allarmata dal numero crescente di anziani che si troveranno ad affacciarsi a un vero e proprio vuoto sociale: come si può comunque salvaguardare questa vulnerabile fascia d’età?

Al momento è vero stiano chiudendo solo quelle realtà assistenziali che risultano essere troppo costose; le rimanenti verrebbero comunque a trovarsi in difficoltà, potendo fare affidamento su un budget economico troppo ristretto per le richieste ricevute. E inoltre, anche in questo caso gli effetti del post-brexit non si faranno attendere.

Il responsabile della società geriatrica, il professor Tahir Masud, si è così espresso in un articolo del The Guardian: “Se le case di cura non possono permettersi di importare persone preparate provenienti da fuori del Regno Unito per lavorarvi con salari più bassi, e se poche persone interne alla nazione vogliono prendere invece il loro posto, come è la situazione ad oggi, allora le case di cura saranno costrette ad assumere persone che potrebbero avere delle preoccupazioni al riguardo. Il rischio è quello di abusarne e di ottenere una bassissima qualità assistenziale.

Per prevenire che gli anziani vadano in ospedale, ci sarebbe la necessità di assumere più geriatri che sono però merce rara anche nel luogo in cui sono più richiesti: l’ospedale, per l’appunto.

Sembra di assistere ad uno scacco matto; per questo nuove strategie devono essere sviluppate e adottate il più velocemente possibile, per proteggere coloro che sono i più esposti e i più potenzialmente danneggiati da questi grandi cambiamenti di carattere sociale: gli anziani.

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